Intervista alla D.ssa Camilla Gossetti, Psicologa e Psicoterapeuta, Coordinatrice di Casa Luciana.

Che tipo di donne sono quelle che vengono ospitate a Casa Luciana?

In genere sono donne che hanno subito una violenza intra-familiare, oppure una separazione o un divorzio traumatico, il tutto però inserito in uno status sociale caratterizzato da scarse risorse o da condizioni socio economiche deprivate. Quindi sono donne che si trovano sole, senza mezzi economici e senza l’aiuto della rete sociale. Oppure provengono da una cultura in cui la donna non ha l’abitudine di autodeterminarsi e decidere per se e per i figli e quindi una volta “sola” è totalmente persa di fronte a problemi quotidiani: come ad esempio la gestione dei figli a scuola, le vaccinazioni obbligatorie, la ricerca di un lavoro, ecc.Attualmente Casa Luciana accoglie delle straniere, mentre quando era Casa Famiglia vi erano all’incirca metà italiane e metà straniere.Solitamente una mamma italiana di fronte ad una separazione o ad un divorzio difficili ha maggiori risorse per reagire, in quanto può appoggiarsi alla cerchia sociale (e quindi difficilmente arriva in una Casa Famiglia). Per una straniera è spesso molto diverso: la situazione è più’ pesante in quanto non può contare su di un sostegno sociale e la famiglia di origine è il più’ delle volte lontana.Oggi, comunque il disagio è transculturale: non fa parte esclusivamente del fenomeno dell’immigrazione o di una etnia specifica e si ritrova sia tra le italiane che tra le straniere: certo per le straniere i problemi, il disagio e le difficoltà sono acuite.

Ma quale è l’atteggiamento psicologico di queste donne quando entrano in una Casa di semiautonomia?

Quando queste donne entrano in Casa di semiautonomia sono generalmente molto sollevate, perché hanno una forte urgenza di libertà, ma necessitano ancora di sostegno nelle loro attività quotidiane. A Casa Luciana trovano orari e regole da rispettare, all’entrata viene fatto sottoscrivere un regolamento e viene spiegato come funziona la casa. C’è un operatore di riferimento, ci sono colloqui psicologici scadenzati e incontri con gli assistenti sociali di riferimento. Noi chiediamo, inoltre, che tengano puliti gli spazi comuni, la cucina i bagni, perché quando lasceranno Casa Luciana dovranno garantire ai figli un ambiente salubre: quindi anche cibi conservati in modo corretto in un frigo pulito, gestione adeguata delle medicine e della loro somministrazione ai figli.Se una mamma riesce a gestire gradatamente in autonomia questi compiti, vuol dire che il suo progressivo reinserimento inizia a funzionare e questo è un indicatore positivo circa l’andamento della sua vita futura. Da parte nostra, noi evitiamo di entrare nel loro privato e nelle loro stanze: anzi ognuna ha la chiave della propria stanza. Quindi nella nostra struttura le mamme sono più libere, rispetto alla casa Famiglia e la loro vita si avvicina più ad una vita normale: possono invitare persone, accompagnano da sole i figli a scuola, possono decidere di non venire a pranzo o a cena, vanno in vacanza, frequentano gli amici, ecc.Casa Luciana rappresenta quindi un atto di fiducia nei confronti di queste donne, che è possibile solo perché queste hanno seguito negli anni un preciso percorso, perché c’è stato un progetto alla base.

Ma le mamme ospiti contribuiscono in qualche modo a Casa Luciana?

Ogni gruppo familiare, indipendentemente dal numero dei figli o se si tratti semplicemente di una gestante, deve dare un contributo di 200 euro al mese. Per una città come Roma, rispetto agli affitti correnti, è un contributo molto basso, ma sufficiente per creare una differenza tra la Casa Famiglia – dove non si paga nulla -ed il futuro affitto che ognuna di queste mamme andrà a pagare quando lascerà Casa Luciana e sarà completamente autonoma. E’ una cifra che ha un effetto psicologico e non da imprevisti, in quanto rimane costante, indipendentemente dal consumo di elettricità o di acqua. Questo se da un lato è positivo, dall’altro è negativo a livello educativo, in quanto in futuro le mamme si troveranno a dovere gestire i propri consumi e quindi i livelli delle relative bollette. Ma abbiamo voluto aiutarle lasciando fisso questo contributo. Qualora invece i nuclei dovessero rovinare degli arredi, o gli spazi comuni per incuria o per disattenzione, sarà loro onere doverli ripagare.La spesa alimentare è a carico delle mamme, però noi collaboriamo nella logistica e nel trasporto grazie anche al sostegno di 2 volontarie, che si occupano soprattutto di seguire i bambini nel fare i compiti.Io, personalmente, sono a Casa Luciana nel tardo pomeriggio, in quanto queste donne lavorano e tornano tardi a casa, per cui per poterle sostenere in tutte le loro esigenze devo fare coincidere il mio orario lavorativo con quello del loro riposo! Spesso, come casa di semiautonomia, siamo un tramite dei Servizi Sociali. Va specificato, infatti, che in una Casa di semiautonomia – come la nostra – non si accede necessariamente solo con i Servizi Sociali, ma è comunque fondamentale mantenere un contatto con loro, perché quando le mamme lasceranno Casa Luciana, il sostegno del Servizio Sociale deve rimanere.

Ma come è la giornata a Casa Luciana?

Casa Luciana accoglie adesso n. 3 nuclei familiari, con un totale di 4 bambini. La loro giornata segue la routine normale della giornata di una qualsiasi famiglia. Si svegliano presto, le mamme aiutano i bambini a prepararsi, fanno colazione, poi portano i bambini a scuola e vanno a lavorare.Le scuole per 2 bambini sono in zona, mentre per altri 2 sono molto lontane, sul tragitto per andare al lavoro delle rispettive mamme. Rispetto alla Casa Famiglia, nella Casa di semiautonomia le mamme devono accompagnare i figli a scuola da sole e con i mezzi pubblici.Praticamente, la Casa di semiautonomia riproduce in maniera attutita, quasi come con il paracadute, le situazioni della vita quotidiana, a cui queste donne devono progressivamente abituarsi, in vista di un futuro, non lontano, completamente autonomo. Queste mamme restano presso il nostro Centro un anno, nel corso del quale imparano ad affrontare i problemi quotidiani, che ogni mamma ha: come la scelta della scuola, l’accompagnamento a scuola dei figli, le vaccinazioni, la gestione della casa ecc.In concreto, l’operatore incontra singolarmente ogni mamma e – difronte ad una situazione da affrontare, come ad esempio mettere in graduatoria il bambino per l’asilo – dà a questa un elenco di passi che deve seguire, uno schema di percorso da fare, da ufficio a ufficio, con anche una mappa dei luoghi dove andare e l’elenco dei mezzi pubblici da prendere. Stabilendo, quindi, un piano dettagliato si inizia ad abituare ogni mamma ad affrontare la vita quotidiana in maniera sistematica e concreta. Dopodiché l’operatore non interviene nello svolgimento del percorso: il lavoro spetta tutto ad ogni singola mamma. Con l’ascolto, con il dialogo e con il nostro affiancamento togliamo quindi un po’ di peso dalle spalle di queste donne, ma non ci sostituiamo mai a loro: spieghiamo loro come affrontare le situazioni successive, ma contemporaneamente le avviamo all’autonomia. A differenza della casa Famiglia, dove l’operatore è sempre presente, qui la presenza è ad orari precisi. In parole povere, per spiegare il nostro lavoro a Casa Luciana possiamo utilizzare l’esempio di una persona che ha fame: a questa è meglio dare direttamente del cibo? Oppure insegnarle a procurarselo? Ovviamente è migliore la seconda alternativa, così quando avrà fame potrà mangiare da sola.

E come si trascorrono le giornate di festa a Casa Luciana?

Le mamme vivono qui in una situazione di “riservatezza”, ma in alcuni casi, ad esempio in un divorzio difficile, quando il padre non è violento, ma solo “trascurante” e poco interessato ai figli, tentiamo di riavvicinarlo e di portare il genitore verso una paternità responsabile. In questo aiutano le giornate di festa a Casa Luciana, che sono sempre molto allegre. Infatti nelle case in semiautonomia nei giorni di festa sono le stesse mamme che preparano e cucinano, ma che soprattutto decidono chi invitare. E così a Casa Luciana le mamme organizzano in modo autonomo la loro vita privata, perché questa è casa loro e possono organizzarsi come credono, purché rispettino le regole di convivenza con le altre mamme ed il regolamento di Casa Luciana.Con l’occasione dei giorni di festa, qualche volta suggeriamo di invitare il genitore “trascurante”. Così gli parliamo, diciamo chiaramente quanto sia importante il ruolo del padre sia dal punto di vista di un contributo concreto alla mamma, sia dal punto di vista educativo per i figli. Perché è evidente che un figlio che non vede per mesi il padre, dopo che prima ci ha vissuto assieme, ne sente fortemente la mancanza. Cerchiamo, insomma, di fare riflettere questi padri su tanti aspetti, che spesso possono trascurare per cultura, per mancanza di informazione o per poca sensibilità.